Sostengo il #ddl405 (I)

Mi chiamo Gabriella e ho 26 anni. Ho deciso di raccontare alcune cose di me e condividere alcuni pensieri per esprimere il mio sostegno al disegno di legge 405.

Sono nata e cresciuta a Milano, ma da diverso tempo vivo, studio e lavoro a Londra. Qui nel Regno Unito le cose funzionano diversamente in materia di riattribuzione anagrafica di genere e nome. Secondo la legge attuale è possibile, dopo due anni di vita “in transizione” (che deve essere debitamente certificata), fare domanda per ottenere una rettifica del proprio nome e genere, senza la necessità di sottoporsi a interventi di sterilizzazione chirurgica. Non essendo ancora cittadina inglese, tuttavia, i benefici di questa legislazione mi sono preclusi. Nonostante questo, e forse proprio per questo, ciò che non ha mancato di colpirmi è la radicale differenza culturale del paese che mi ha accolta, che si è presto manifestata nella quotidianità della mia vita. Anche con documenti non conformi all’identità in cui vivo, ho la grande fortuna di poter condurre una vita serena, frequento l’università senza problemi, vivo insieme a persone aperte e rispettose, e ho trovato lavoro con altrettanta facilità. Raramente, e mai a livello istituzionale, sento di essere stata discriminata in quanto trans*. Con i miei colleghi in università, e con diverse persone che fanno parte della mia vita, ho condiviso con naturalezza questo aspetto importante di me, e nessuno ha mai manifestato atteggiamenti discriminatori e ostili o, dall’altra parte, esternato certe considerazioni buoniste e paternalistiche fin troppo familiari a tante persone trans* – che altro non sono se non la versione ipocrita della censura diretta. Per loro, io sono semplicemente io, così come sono, pari in dignità e diritti, lodata per i miei meriti e incoraggiata a migliorare quando sbaglio. Questa sensazione di parità, di rispetto della mia differenza come qualcosa che non va demonizzato né imprigionato in uno stereotipo pietista, ma che fa parte della vita di tante persone, è ciò che mi rende più serena e mi fa sentire più accettata.

La mia vita di adesso, purtroppo, è molto diversa da quella che vivevo prima di trasferirmi. Lasciando l’Italia ho lasciato, mio malgrado, un paese di cui non sono mai riuscita a sentirmi parte, che mi ha cresciuta con un senso di continua e insopprimibile inadeguatezza, causandomi enorme sofferenza. Durante gli studi e la ricerca di lavoro dopo la laurea ho avuto tanti momenti di sconforto, ora per la totale mancanza di empatia o comprensione, ora per l’attenzione morbosa che mi veniva riservata, oppure, come penso sia capitato a tant* altr*, per la delusione di non essere valutata per le mie competenze, la frustrazione di non essere presa sul serio, l’umiliazione dell’ennesimo rifiuto alla vista di quel documento, che improvvisamente offuscava tutte le mie qualità. Mi sono trovata prigioniera di diverse forme di discriminazione, che nella nostra cultura si intrecciano e legittimano a vicenda: dal sessismo di una società ancora profondamente patriarcale, di cui molte donne trans* sono ugualmente vittima, alla transfobia di un sistema eterosessista e binario che vuole i generi due, opposti, immutabili e preordinati sulla base dell’anatomia genitale con cui si nasce (e quando con quella anatomia non si nasce, la si può sempre imporre con chirurgie di “normalizzazione”). Ho vissuto sulla mia pelle questo male sociale di proporzioni smisurate, che demonizza ogni varianza sotto l’egida di una presunta “normalità” a cui tutti – nessuno escluso – sono spinti ad aderire con grande sofferenza emotiva, fisica e psicologica.

Credo nel ddl 405 come un primo, decisivo passo nel contrastare questa violenza strutturale della nostra cultura, fatta di varie forme di oppressione e discriminazione, che gravano in maniera insostenibile sul benessere delle persone trans*. Questo disegno di legge, per me, è uno strumento per dare voce a una comunità marginalizzata e stigmatizzata, sovvertire decenni di silenzio impostoci da istituzioni mediche e legislative che, in forza di un’ideologia eteronormativa e sessista, hanno scritto per noi una storia che non ci appartiene, cancellando le nostre vite. Questo disegno di legge è, per me, uno strumento di contestazione.

Contesto la patologizzazione delle persone trans* e di ogni individuo che esibisca una forma di varianza di genere/sessuale fisica, psicologica, emotiva che sia, perché obbedisce a una norma imperante priva di un qualunque giustificazione etica. Contesto la fonte che legittima questa patologizzazione, ovvero una cultura che spaccia un organo genitale per l’identità di un individuo, che rende, anzi, l’anatomia genitale l’unica e definitiva dimensione dell’identità, attorno alla quale si costruiscono e si naturalizzano aspettative, comportamenti, ruoli che passano dall’essere descrittivi di una realtà vissuta all’essere prescrittivi di come si deve vivere. Maschio o femmina equivale a uomo o donna. E non solo. La cultura ci insegna anche come essere uomo o donna. Senza scampo, senza spazio per l’unicità dell’esperienza individuale. E, assieme alla prescrizione di come si devevivere da uomo o da donna, di cosa è proprio e lecito per un genere e non per l’altro, la cultura legittima ogni forma di punizione e violenza nei confronti di chi, in questo sistema normativo, non trova posto, non si conforma, perché non può e non vuole. Ma questa cultura può, e deve essere, cambiata. Non solo per restituire dignità alle persone trans*, ma per iniziare, seppur timidamente, un più vasto e ambizioso progetto di liberazione di ciascuno di noi.

Contesto questa violenza patologizzante, di sapore cattolico-moralista, che punisce la differenza considerando conquistata un’identità soltanto a seguito di interventi (fin troppo spesso si parla di un generico e unico “intervento”, ben lontano dalla realtà delle cose) dolorosi, invasivi e, nella sensibilità di tant*, mutilanti. Contesto la perversità di pensiero che sottende a questa imposizione, per cui la sterilizzazione chirurgica è il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra devianza, per l’essere sbagliat* di fronte a una “norma naturale”, mentre il riconoscimento legale dell’identità in cui viviamo ci è magnanimamente concesso come premio di consolazione per essere stati neutralizzati. Contesto la voce dominante che racconta le nostre vite come disforiche, disfunzionali, luoghi di buio, confusione e tristezza a causa della nostra differenza. E, insieme a questa voce, la presunzione che la nostra sola prospettiva di felicità sia la normalizzazione all’interno di un sistema binario, che riafferma con forza, attraverso la manipolazione forzata dei nostri corpi, che la nostra identità è “autentica” solo se legittimata dall’anatomia dei nostri genitali – che, nello stesso paradigma binario e normativo, è l’unica strategia lecita per relegarci a certe prerogative sessuali che sono lo specchio di un più ampio e pervasivo sistema di dominio sociale e culturale.

Contesto l’invadenza di uno Stato e di una legge che strumentalizzano la sofferenza delle persone trans* per affermare il proprio stato di diritto, che letteralmente si insinuano nelle nostre mutande pretendendo di disciplinare una delle sfere più intime e delicate di ciascuno di noi, la nostra vita affettiva e sessuale (e non è certo l’unico esempio di questa invadenza patriarcale e moraleggiante, basta guardare alle controversie suscitate ancora oggi dalla legge 40).

Sono convinta che le persone trans* non facciano altro che rendere esplicite tutte queste operazioni normative che le istituzioni impongono a ognuno di noi. Perciò credo sia il momento giusto per contestare tutto questo, e credo che proprio le persone trans* abbiano la forza e il coraggio di iniziare questa battaglia, per le sofferenze e le discriminazioni che siamo abituat* ad affrontare ogni giorno. Attraverso questo disegno di legge, la nostra voce può iniziare a farsi udibile nel contestare questa violenza strutturale e risvegliare una società pigra e cieca nei confronti delle imposizioni che opprimono ciascuno di noi e ci tolgono la libertà di scegliere, di amare, di vivere.

Per firmare la petizione a sostegno del ddl405: https://www.change.org/it/petizioni/per-l-approvazione-di-una-legge-che-tuteli-le-persone-transessuali?lang=it

Per sapere di più sul contenuto del disegno di legge 405:
Blog: http://disegnodilegge405.blogspot.it
Facebook: http://www.facebook.com/ddl405
Twitter: http://twitter.com/ddl405

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