Non sarai orgogliosa di essere donna, è peccato contro la volontà del tuo Creatore

Essere donna è meraviglioso; ma ogni uomo, in cuor suo, ringrazia devotamente il Signore di non esserlo – Olive Schreiner

 

In questi giorni ci sono poche ragioni per gioire di essere donna. Piuttosto sono giorni di amara costernazione, in cui siamo costretti a testimoniare il nauseante trionfo della solita accoppiata vincente di maschilismo (machismo) e omofobia, quest’ultima nella sua forma ancora più strisciante e insidiosa, l’eterosessualità compulsiva. Perché, diciamocelo, è naturale che quando un uomo degno di tale nome (quello che Dio ha creato prima dei due, insomma, avendo più argilla gli era venuto indubbiamente meglio*) si vede passare di fronte una bella ragazza in minigonna desideri sfogare i propri impulsi sessuali su di lei. Non è contemplata l’esistenza di uomini in grado di filtrare i propri istinti attraverso l’esercizio della ragione, l’alternativa è unicamente la taccia di “frocio”, come ricorda bene Don Corsi.

E poi, intendiamoci, di cosa vanno lamentandosi queste donne senza vergogna, che si laureano, ambiscono a un lavoro e pretendono un’indipendenza economica, fanno figli sempre più tardi, vanno in giro scollate, insomma, queste donne che provocano. Chiediamolo un po’ all’esimio signor Bruno Volpe. Mi sembra comprensibile che un uomo, costretto a subire la negligenza tracotante della sua donna, che non lava più i piatti, non spazza più il pavimento, non rifà più i letti la mattina e si sottrae a tutti i suoi obblighi naturali, senta crescere in sé una rabbia che presto o tardi sfocia in qualche cazzotto ben meritato – quando non una coltellata. Su, ammettiamolo, fa parte dell’ordine delle cose che a queste donne arroganti, prima o poi, si debba ricordare chi comanda davvero. E’ naturale, o no?

Come se l’uomo non fosse dotato di intelletto e ragione (che Kant mi perdoni).

Come se un uomo non avesse mani per badare alla casa o energie per seguire i figli.

Come se qualunque espressione individuale della donna fosse unicamente finalizzata ad attrarre (o respingere) l’attenzione maschile. Perché la donna esiste in relazione alla sua disponibilità verso l’uomo. Disponibilità che, se non è spontanea, è giusto sia pretesa con ogni mezzo.

Come se avere un pene sancisse il diritto a essere serviti, a un’evoluzione intellettuale, all’autoaffermazione e alla competizione per la supremazia. E per contro l’assenza di pene squalificasse ogni aspirazione individuale.

Non scandalizziamoci, poi, se gli uomini di questo paese sono costretti in uno stato di abbrutimento perenne, insondabile, irremovibile. Ma l’errore originale è nell’educazione. E in questa, sì, hanno una grande responsabilità – tanto per cambiare – le donne, le madri che sono spesso le prime a “dare un sesso” all’educazione dei figli, a distribuire privilegi e obblighi a seconda della conformazione anatomica genitale dei figli.

 

* Breve appendice genesica: Dio creò prima l’uomo e poi la donna. Avendo una quantità limitata di argilla, ha dovuto dividerla un po’ per uno e un po’ per l’altra. Va da sé che, cimentandosi prima con l’uomo, non abbia badato a risparmiare, voleva venisse bene. Fu così che per fare la donna gli restò meno argilla, e una dimostrazione incontrovertibile di questa mancanza sono i genitali femminili, chiaro segno di economia di materiali. Una volta creato il corpo della donna in tutte le sue parti, gli restava un tantino di argilla con cui avrebbe potuto riempire il cranio della donna come aveva fatto con l’uomo. Ora, trattandosi di Dio (e non di Dea), cosa pensate sia accaduto? Eva nacque maggiorata.